IL RITORNO A CASA DI GUALA PT. 2

Guala, ricercando la pace della mente nella mente, tramite autoveicolo effettuò dunque un alternativo poco trafficato e immerso nella natura tragitto che fu costituito da numerose strade secondarie. Quindi la bella Guala impiegò almeno il doppio del tempo di viaggio che fu inizialmente previsto. Percorrendo strade secondarie capitò di affrontare molte curve un po’ come, ad esempio, capiterebbe guidando da Tirano a Chur, e anche capitò di imbattersi in un grande cartellone pubblicitario riguardante la pubblicità di un supermercato, e all’interno del cartellone pubblicitario ci fu, in primo piano, un uomo stupendo, che casualmente parecchio assomigliò all’uomo bellissimo che finse di utilizzare sconsideratamente una pistola. E, dopo qualche minuto, avvenne che Guala parcheggiò l’autovettura a bordo della strada, scese dal veicolo e, camminando un po’ avanti e indietro, pianse pochissimo. E immaginò un dialogo con Dio. Immaginò che provocatoriamente Dio domandò a Guala se, nella vita, avrebbe preferito essere esteticamente brutta, o in carrozzella, o cieca, o muta, o sorda, o lavoratrice in miniera nell’anno 1956 in Belgio, piuttosto che avere problemi esistenziali persistenti.  Guala, come se fosse una bimba, spiegò a Dio che avrebbe preferito non avere problemi. Poi spiegò a Dio di essere donna e non essere uomo e spiegò che, anche nel 1956, le donne già furono esentate da sottoscrivere contratti lavorativi che riguardarono impegni lavorativi di almeno cinque anni di lavoro in miniera. E implorò  Dio di arrecare protezione personale derivante dalle preghiere recitate in suffragio delle anime morte xx xxxxxxx (=?da gennaio).

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